Système de commerce de medie mobili


Secondo altre fonti le percentuali sarebbero anche maggiori; ma, per il grande impulso dato all'istruzione elementare nel nuovo regno, ora le percentuali più elevate saranno certo diminuite di molto:

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Accanto al carbone e al ferro, la Iugoslavia possiede infatti rame, piombo, zinco, cromo, bauxite - in grande quantità -, manganese, antimonio, mercurio, arsenico, oltre al petrolio, all'asfalto, al salgemma. Non mancano neppure l'oro e l'argento nei terreni cristallini o nelle sabbie dei fiumi.

Anzi, erano questi due ultimi che, insieme col rame, venivano già estratti nella Serbia e nella Bosnia, dai Romani, i quali pare anche fondessero i minerali di ferro adoperando il legname fornito da quegli immensi boschi e l'opera dei Romani è stata ripresa più tardi dai Ragusei.

Nei tempi più recenti, si è cercato di conoscere e di sfruttare meglio le ricchezze minerarie di queste regioni, ma non poche condizioni sfavorevoli hanno ostacolato una più intensa attività mineraria. Ma, sopra tutte le altre deficienze certo la più importante, scarseggiava il capitale, non allettato, per le condizioni di cui si è fatto cenno, ad arrischiarsi nei costosi impianti industriali moderni.

Il nuovo stato ha cercato di dare a questo ramo d'industria il maggiore impulso compatibile con la non abbondante disponibilità di capitali, e tutte le produzioni più notevoli appaiono infatti in sensibile aumento. La produzione mineraria più importante è quella del carbon fossile, che la Iugoslavia possiede non in grande abbondanza, ma in misura assai superiore agli stati vicini, e tale che sarebbe sufficiente per quantità al fabbisogno del paese, se la qualità scadente non obbligasse a introdurre carboni migliori dall'estero per le necessità di alcune industrie.

Assai più ricca delle altre regioni dello stato ne è la Serbia, con le sue miniere di Majdan-pek e di Bor, nell'estremità nord-orientale della regione. Minerali di rame vengono anche estratti in altre parti della Serbia, nella Bosnia e in Croazia, ma sempre in quantità limitate. La Iugoslavia è tra i maggiori produttori europei anche per i minerali di piombo, che si trovano in diverse località, ma in special modo nella Slovenia, nella Bosnia e nella Serbia.

Ma occorre ricordare specialmente le miniere di cromo della Bosnia e della Serbia Macedonia , che le dànno il primato in Europa per tale minerale, e quelle, già menzionate, di bauxite, di cui sono ricche la Dalmazia e le altre regioni carsiche, e che, ottime per l'alto tenore di alluminio del minerale, mettono la Iugoslavia, dopo la Francia, Italia e Ungheria, tra i maggiori produttori europei. Questo minerale, poiché nel paese non esistono grandi fabbriche di alluminio, viene tutto esportato.

E specialmente in Dalmazia si trovano anche il gesso, che fornisce l'industria dei cementi di Spalato, e l'asfalto, di cui vi è una ricca cava nella valle della Zermagna. Nelle isole, specialmente a Pago, si estrae il sale dal mare, e nella Bosnia, a Donja Tuzla, dove tuttora il nome turco tuzla , "sale" sta ad indicare quel minerale, il salgemma si estrae per mezzo di pompe dal sottosuolo.

Ma la produzione del sale non riesce a coprire il consumo e occorre importarne. Per l'abbondanza delle rocce sedimentarie quasi dappertutto, in Iugoslavia, si trova ottimo materiale per la fabbricazione dei cementi, che si esportano in grande quantità, specie verso l'Italia, dalla costa dalmata; bei marmi; pietre da macina; pietre litografiche; sabbie da vetro, ecc.

Ai pochi assaggi fatti sinora, le argille e le sabbie del Terziario recente, che, a Nord della Sava, fanno parte del bacino pannonico, hanno rivelato in molti luoghi la presenza di olî minerali o di gas che li preannunciano; ma ancora non è possibile precisare l'importanza di queste riserve.

La costa dalmata e alcune isole posseggono invece in abbondanza argille asfaltiche, che per lo più appartengono al Cretacico, ma talora sono anche del Terziario. Se ne trovano in molte località: Dal mare trae i mezzi di sussistenza molta gente della Dalmazia e delle isole, che manda i pesci nei grandi centri dell'Europa sudorientale, appena messi in cassetta, subito dopo la pesca, con sale e ghiaccio; mentre il tonno, le sardine, le alici, che in grande abbondanza si pescano in primavera e nell'estate, vengono conservati in olio o sale, in scatole di latta o barili, o sono lavorati in pasta, e in massima parte sono esportati in Italia.

La flotta peschereccia conta circa unità, di un paio di tonnellate in media e dotate di uomini di equipaggio ciascuna: Essi stessi o le loro donne curano, in generale, la salatura del pesce; ma oltre all'industria domestica si trova in Dalmazia una ventina di stabilimenti che procedono a una lavorazione più accurata del pesce, giovandosi dell'olio di oliva prodotto sul posto. Ce lo dicono con chiarezza poche cifre statistiche. Forse un mezzo milione d'individui, a conti larghi, è assorbito dalle industrie vere e proprie; il consumo del combustibile fossile si mantiene appena intorno ai due milioni e mezzo di tonnellate all'anno, in termini di carbone; i prodotti fabbricati rappresentano i sette decimi delle importazioni, in valore, e neppure un decimo delle esportazioni.

Del resto, lo scarso sviluppo industriale del nuovo stato trova le sue cause nei caratteri fisici, nella storia, e anche nelle presenti condizioni di vita del paese. La maggior parte delle regioni che lo compongono, poco ricche di carbon fossile, impervie e, per le forme stesse e la natura del suolo, abitate da popolazioni sparse e povere, di per sé non erano propizie alla nascita della moderna industria.

E né all'antica monarchia austro-ungarica, la quale chiudeva nel suo seno altre regioni assai più progredite o assai meglio dotate da natura, poteva sembrar conveniente far sorgere un'intensa attività industriale in terre che mal vi si adattavano; né questo compito poteva essere assolto dal pigro governo turco o dai poveri e ristretti governi locali. Ancor oggi, del resto, ostacolano il sorgere della grande industria la lunga tradizione agricola e pastorale e le condizioni patriarcali di vita di una parte della popolazione, che provvede da sé stessa ai proprî scarsi bisogni, vivendo di quanto produce e incurante di produrre più di quanto a essa occorra.

Il sorgere di grandi industrie in Iugoslavia fu ostacolato, ritardato o addirittura del tutto impedito, in alcune regioni, da deficienza di strade, di capitali, di mano d'opera, di mercato. Talora vi si oppose l'interesse o l'ignavia della nazione dominante, talora l'ostacolarono le condizioni di vita degli abitanti, e l'unione delle varie regioni, che facevano parte di organismi politici ed economici diversi, diede al nuovo stato un'industria di eccessiva o deficiente capacità lavorativa, a seconda dei rami di produzione, rispetto al mercato intemo, e non sempre in grado di resistere alla concorrenza estera.

Le barriere doganali che gli stati confinanti, cui appartenevano le singole regioni che ora fanno parte del nuovo regno, hanno eretto contro alcuni prodotti di cui prima erano mercato naturale, hanno contribuito, poi, ad aggravare ancor più le difficoltà incontrate in Iugoslavia dalle industrie.

Le regioni ove l'industria è più sviluppata sono la Slovenia e la Voivodina. Entrambe per la loro situazione geografica, per le loro ricchezze naturali e per la loro storia. Nella prima, soprattutto per la sua facilità di comunicazioni con i porti e l'abbondanza di boschi, pascoli e miniere, come per le sue condizioni sociali, facilmente sorsero le industrie per il taglio degli alberi e la lavorazione del legname, per l'estrazione dei combustibili fossili e dei più ricchi minerali metallici, per la trasformazione dei prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento.

Nella Voivodina, per la sua fertilità e gli assai più progrediti metodi colturali, per lo sviluppo assuntovi dall'allevamento, per la facilità delle comunicazioni, e soprattutto perché verso questa regione gravita, attraverso le valli, tanta parte dell'interno, spontaneamente si localizzarono, o vi assunsero proporzioni maggiori che altrove, le industrie che trasformano i prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento: Qui, per l'esistenza di queste ultime industrie tessili, per naturale trasformazione o integrazione, per la facilità dei trasporti e l'esistenza di un più vasto mercato, sorsero o meglio prosperarono anche le industrie del cotone; e per i trasporti più che per ogni altro motivo, vi sorsero alcune industrie chimiche le quali dall'estero ricevevano la materia prima e nella Voivodina trovavano il maggior mercato.

Abbastanza sviluppata, relativamente, è l'industria nella Croazia e Slavonia, che traevano vantaggio dalla vicinanza del porto di Fiume e dai due grandi corsi d'acqua che attraversano la regione, ma soprattutto dalle ricchezze naturali. Nella Slavonia troviamo localizzate, oltre alle industrie del legno e della concia, quelle chimiche, che distillano il legno; le industrie del vetro, che lavorano sabbie locali; quelle dello zucchero e qualcuna delle maggiori industrie meccaniche.

Nella Croazia, a Zagabria e a Karlovac, troviamo sviluppate le industrie tessili, evidentemente per la loro favorevole posizione in vicinanza del porto di Fiume, da cui giungono cotone e lana; e a Zagabria, soprattutto, incontriamo le più diverse industrie.

Nella Dalmazia, ove l'agricoltura è povera, gli abitanti lungo le coste sono pescatori o marinai. Esistono qua e là, ma sono disperse e antiquate, alcune piccole industrie agricole, come quella dell'estrazione dell'olio, di cui si giovano le fabbriche di pesce in scatola, o quella del vino.

Le industrie maggiori lavorano i minerali non metallici di cui è ricco il suolo: Anche meno industriali, rispetto alla loro popolazione, sono la Serbia, la Bosnia-Erzegovina e, meno di ogni altra regione, il Montenegro. Eppure nella Serbia, e ancora più nella Bosnia, è maggiore abbondanza e varietà di minerali che in qualsiasi altra regione del nuovo stato e non mancano di certo in queste due regioni diverse altre ricchezze naturali, che forse esistono anche nel Montenegro.

La Serbia, oltre che a Belgrado, capitale dell'antico e del nuovo regno, vede le sue rare industrie concentrate in pochi centri della valle della Morava, e solo alcune di quelle che lavorano i minerali sono localizzate presso i luoghi di estrazione.

Tutto il resto del paese, tutte le regioni interne, non hanno che le poche lavorazioni casalinghe che rispondono ai bisogni locali o manifatturano e conservano alcuni prodotti dell'agricoltura. Nella Bosnia sono diffuse soltanto le industrie del legno e appena qualche centro minerario, oltre Sarajevo, raggiunge una qualche importanza industriale. D istribuzione della popolazione e centri urbani. La Iugoslavia ha una densità di 56 abitanti per kmq. La distribuzione degli abitanti è assai diversa da una regione all'altra; la Voivodina, dove la popolazione è più fitta, ha una densità più che tripla del Montenegro, doppia della Bosnia-Erzegovina.

Le differenze locali sono anche maggiori. Le regioni di maggiore densità coincidono con le regioni pianeggianti, o coi terreni che verso di esse digradano; con le valli più aperte dei fiumi, che seguono in quasi tutto il loro corso; con alcune zone particolarmente ricche di minerali o quelle in cui, per le cause che sono già state illustrate in precedenza, meglio si svilupparono le industrie e i commerci, e si formarono i principali centri urbani.

Alta densità presenta la Slovenia, dove la popolazione si fa più fitta a mano a mano che dalle maggiori altitudini si scende verso le pianure orientali e alle alte montange di roccia antica o calcarea, dominio del bosco e del prato, si sostituiscono le morbide groppe di terreni recenti, date ai vigneti e ad altre colture.

Qui fittissimi sono gli abitanti nelle zone minerarie; ma densità elevata riscontriamo pure nelle conche e nei bacini dove si accumularono i terreni di disfacimento, e, per la più sviluppata agricoltura o per l'incrociarvisi delle valli e quindi delle comunicazioni, sorsero importanti centri urbani.

All'incontro delle valli della Savinja e della Celje, che la prima mette in comunicazione con quella della Sava, è Celje Cilli , l'antica Celeja , anch'essa nodo ferroviario; e, poco più a N. Maribor Marburgo che ha oltre trenta mila abitanti ed è legata ai centri stiriani; e Ptuj Pettau. Dalla Slovenia sud-orientale, che a differenza di quella di SO. Qui si superano anche i ab. La capitale della Croazia per la sua splendida situazione topografica è indubbiamente una delle più belle e salubri città del regno; e per la sua ottima situazione geografica, al centro di una delle regioni più industri, legata con ferrovie ai maggiori porti dell'Adriatico, a Vienna e a Belgrado e ai centri minerarî della Slovenia e della Bosnia, è forse la città dove più sviluppate che altrove sono l'industria, il commercio, la banca.

I grandi centri urbani vanno diminuendo e più frequenti e popolosi si fanno i villaggi agricoli, che spesso, per numero di abitanti, sono vere cittadine. Qui, nella Slavonia, alcuni centri fluviali hanno avuto maggiore sviluppo: Alcuni di tali centri erano già importanti durante l'occupazione romana: La Voivodina è la regione di più alta densità di tutto il regno, e la maggiore popolosità va messa in rapporto con la fertile natura dei terreni, i facili scambî, lo sviluppo delle industrie.

Anzi, la densità degli abitanti potrebbe essere anche più fitta, e, secondo quanto riferiscono diversi studiosi, tra cui l'italiano Musoni in un suo breve ma succoso lavoro, un più sensibile aumento di popolazione sarebbe stato qui contrastato dalla forma della proprietà terriera che predominava: Nella Voivodina numerosi e popolosi sono i centri abitati: Subotica Maria Theresiopoli, Szabadka supera i mila ab.

Meno popolata, in rapporto alla sua superficie, è la Serbia, in cui la popolazione si raccoglie specialmente, come è facile intendere, nell'ampia vallata della Morava e in quella parte del paese che digrada verso la Sava, mentre rada si mantiene dove le forme del suolo sono più movimentate. Poiché i rilievi si fanno più alti di mano in mano che si va verso il mezzogiorno, dove sempre più ci allontaniamo dalle zone industriali e commerciali, anche la popolazione si va diradando quanto più si proceda verso il sud.

Nelle valli dei fiumi, dove queste più si aprono, o alla confluenza di valli minori entro quelle principali; alla confluenza dei fiumi, o nei punti dove questi discendono con potenti cascate; nei bacini minerarî; nei luoghi di transito, ovvero nel fondo di fertili bacini tettonici o fluviali, troviamo i centri urbani, e, per lo più, insieme con essi, anche isole di maggior densità.

Ma grande impulso ha avuto dalla costituzione del nuovo regno e oggi ha già raggiunto i Gli altri centri minori: Alcuni di essi solo da poco sono divenuti piccole città; ma altri esistevano già in epoca romana: Skoplje, in un fertile bacino della valle del Vardar, è presto divenuto un nodo ferroviario di prim'ordine, poiché vi s'incontrano le diverse linee provenienti da Ohrid, Bitolj e Salonicco; quella che da Mitrovica attraversa il ricco bacino di Kosovo, e quella, infine, che scende per la valle della Morava, congiungendo la città a Belgrado e ai paesi del Danubio.

La segue per importanza, nella Serbia meridionale, Bitolj Monastir , che già supera oggi i 30 mila ab. Tutto l'occidente, la regione dinarica, per i suoi alti e poveri rilievi sempre a carattere più o meno carsico, ha debole densità, che si eleva soltanto dove le forme del suolo, digradando verso la Sava, si rivestono di un fertile mantello di materiali teneri; ovvero a occidente dei rilievi stessi, lungo la costa, ove dal mare trassero vita gli antichi centri di colonizzazione romana.

L'area di minor densità di popolazione coincide con la regione montuosa più elevata, e si apre a guisa di triangolo, avendo un vertice nel Tricorno e allargandosi verso il mezzogiorno. Nella regione mineraria a N. Di grandi città, in tutta quest'ampia regione, non v'è che Sarajevo, oltre a quelle minori di Spalato, Mostar, ecc.

Sarajevo deve il suo sviluppo al trovarsi al centro quasi di una regione montuosa, impervia ma ricca di giacimenti minerarî, forse assai più sfruttati nei tempi antichi che non oggi, e in un bacino che aveva comunicazioni più o meno facili: Conta oggi quasi 80 mila abitanti. Ma la maggior parte della popolazione, in tutta questa regione tanto estesa, vive sulle alture, dove abita le terrazze, i pianori, i declivî meno ripidi, le valli più solatie. Per lo più erano organizzati in "zadrughe", che contavano alcune diecine di membri, e talora raggiungevano quasi un centinaio d'individui, tutti legati da parentela e coabitanti sotto uno stesso tetto.

Queste, invece, sorsero più facilmente nelle zone minerarie o commerciali e lungo la costa. Lungo la costa, assai più che nell'interno, troviamo il ricordo della dominazione romana; e Segna, Veglia, Pago, Nona, Ugliano, Scardona, Spalato, Salona e parecchie altre località conservano ancora il nome latino. Ma anche laddove il nome antico non si è conservato, o è stato radicalmente trasformato o si tratta addirittura di fondazioni più recenti, l'impronta di Roma tradiscono le rovine, la topografia e l'architettura di queste città o cittaduzze, ove eleganti bifore veneziane o l'alato leone, scolpito su archi e porte donde invano si cerca di cancellarlo, ricordano anche il lungo dominio della Serenissima.

C omunicazioni e porti. La rete stradale fu iniziata principalmente dai Romani, che da alcuni centri costieri già allora importanti, quali Salona, Spalatum, Narona alla foce della Narenta , Epidaurum Ragusavecchia , Dyrrachium Durazzo , irraggiarono strade attraverso tutta la regione mineraria della Bosnia, il Montenegro e l'Albania. Verso le valli della Sava, della Bosna o della Narenta, e, per questa e per Saraievo, sino alla valle della Drina, si dirigevano le strade partenti da Salona e da Narona.

Ma durante il Medioevo parecchie strade si aprirono, per lo più longitudinalmente, seguendo le valli dei fiumi che si dirigono verso la Sava o il Danubio, e soprattutto lungo le magnifiche vie naturali della Morava e del Vardar. Oggi la Iugoslavia conta una rete stradale abbastanza estesa: Ma il tracciato pur delle vie maggiori, costrette a seguire le forme del suolo, la diversa distribuzione nelle singole regioni e, molte volte, la cattiva manutenzione anche di strade principali, molto ne attenuano l'importanza.

E i trasporti sulle vie ordinarie si fanno soprattutto con gli animali da tiro e da soma, coi cavalli, buoi o asini. Poche sono le automobili e gli autocarri: Molta parte del traffico si svolge per ferrovia. Ma la rete ferroviaria, anch'essa, naturalmente, legata alle forme del suolo e chiamata a rispondere a esigenze diverse da quelle per le quali era stata costruita, non soddisfa di certo agli odierni bisogni, né per il suo tracciato né per la sua distribuzione.

Senza dubbio le sue maglie sono abbastanza rade rispetto alla superficie, ché vi è un km. Comunque, non è questo l'inconveniente maggiore. Innanzi tutto, la fittezza della rete è assai diversa nelle varie provincie, e se nella Voivodina esistono quasi 12 km.

Assai più ricchi, quindi, appaiono i territorî più vicini all'Austria e all'Ungheria, le quali, per evidenti ragioni politiche ed economiche, curarono soprattutto di unire tra loro i centri urbani di ciascuna provincia, e collegarli poi con Vienna o con Budapest.

E a chi guardi una cartina della rete ferroviaria iugoslava, viene spontaneo osservare, oltre alla scarsezza delle comunicazíoni nella Serbia e nella Bosnia, anche il deficiente collegamento delle regioni interne coi porti dell'Adriatico, verso i quali, pure, si dirige buona parte delle esportazioni.

Ma un altro grave difetto della rete ostacola i traffici delle diverse provincie tra loro, proprio dove questi potrebbero assumere un assai maggiore sviluppo: Nella Serbia, quasi metà; nella Bosnia, tutta la rete è a scartamento ridotto. La ripidità dei pendii, la frequenza di ponti e viadotti, la strettezza delle curve a cui obbligano le forme del suolo, rendono, poi, costosa la manutenzione e alto il consumo di combustibile.

Il riattamento delle opere e del materiale, e, più tardi, il riallacciamento delle singole reti ha costituito e costituisce uno dei gravi problemi che il nuovo regno ha dovuto affrontare. Supplisce almeno in parte, alla deficienza delle ferrovie, la rete fluviale, che svolge una parte non trascurabile del traffico con l'estero, specie nelle importazioni.

Anche questa, imperniata com'è soprattutto sul Danubio, che scorre entro i confini del regno per circa km. Ma nella Bosnia, l'Una, il Vrbas e, specialmente, la Bosna e la Drina rappresentano da soli circa km. Con i canali nominati, la rete acquea interna supera i 2 mila km.

I maggiori porti danubiani sono quelli di: Utilissima per il commercio interno, soprattutto per gli scambî a breve distanza, la rete fluviale partecipa anche, come s'è detto, al traffico estero, il quale si svolge tuttavia in gran parte per mezzo delle ferrovie e dei porti marittimi. Questi, data la natura della costa, sarebbero in grandissimo numero: Il primo di essi è un piccolo porto vicino a Fiume, da cui è separato dalla Fiumara e di cui era prima un limitato bacino artificiale meglio noto sotto il nome di porto Baros, detto dagl'Italiani Sauro.

È l'unico porto iugoslavo convenientemente attrezzato, e ad esso il governo diede il maggiore sviluppo dopo gli accordi di Roma: Legato per ferrovia a Sebenico e Zagabria, è il maggior porto del nuovo regno, e probabilmente vedrà crescere sempre più il suo primato; ma buona parte del lavoro gli viene dai locali stabilimenti di cemento, che, con mezzi proprî, vi fanno grandi carichi di cemento e di marne, o ricevono combustibili.

Minore importanza ha il magnifico e ben riparato porto naturale di Sebenico, che esporta il legname della Bosnia e i prodotti delle locali industrie elettrochimiche, e ancor meno quelli di Gravosa, Metcovich, Zelenicca sulle Bocche di Cattaro, ecc.

Infine, i patti di Roma riservarono alla Iugoslavia per cinquant'anni l'uso esclusivo del bacino Thaon di Revel nel porto di Fiume, e accordi con la Grecia, presi dal vecchio Regno di Serbia prima della guerra e rinnovati più tardi dal nuovo regno, le diedero una zona franca di un centinaio di migliaia di mq. Al 30 giugno la marina iugoslava era costituita da Le sovvenzioni date dal governo hanno validamente contribuito a questo aumento.

Le compagnie si sono impegnate, per tale periodo, a mantenere un certo numero di linee regolari e a costruire 24 navi per tonn. Altre convenzioni speciali per l'esercizio di particolari linee sono state poi stipulate con l'Oceania e con lo Jugoslavenski Lloyd. Ulteriori forme di assistenza statale all'industria armatoriale sono: Occorre poi ricordare che l'attuale basso corso del dinaro favorisce l'armamento iugoslavo.

Anche in esso si sono verificate varie fusioni, la più importante delle quali è stata quella della Atlantska Plovidba con la Jugoslavenska Amerikanska Plovidba nello Jugoslavenski Lloyd 26 piroscafi per circa tonn. Nel furono costituite in Iugoslavia cinque nuove compagnie di navigazione, la più importante delle quali, la Jadran, a opera di armatori inglesi.

Accanto alla navigazione marittima è da citare quella fluviale, la cui flotta appartiene oggi principalmente a una società costituita dallo stato nel 52 rimorchiatori, 19 piroscafi misti, chiatte, ecc. Esistono peraltro anche alcune società di minore importanza. Nell'agosto la linea Belgrado-Zagabria è stata prolungata fino a Skoplje per giungere a Salonicco da una parte e a Vienna dall'altra. Le condizioni sufficientemente favorevoli permetterebbero di creare nella nazione una industria aeronautica indipendente e il governo ha fatto notevoli sforzi per utilizzare la ricchezza naturale del paese.

Vi sono inoltre quattro fabbriche d'aeroplani che costruiscono generalmente apparecchi di licenza francese, come i Dewoitine, Bréguet, Potez, Hanriot, ecc. Per iniziativa dell'Aero-Club di Belgrado sono sorte le scuole civili d'aviazione per piloti e per motoristi.

Solo i prodotti dei boschi o quelli dell'allevamento incontrano minori ostacoli a oltrepassare i confini del paese, per la povertà di foreste e di bestiame di alcuni stati vicini. L'industria è ancora nascente, anche se in più di un ramo, in conseguenza della formazione territoriale del nuovo regno, appaia sproporzionata al mercato interno.

Ostacolata, dunque, nelle sue esportazioni, e d'altro canto ostacolando le importazioni per proteggere l'industria propria o equilibrare la bilancia commerciale, la Iugoslavia poco commercia con l'estero.

Molta sua popolazione vive chiusa in un'economia patriarcale, molta limita, per atavismo, per educazione o per le difficoltà stesse del commercio interno, i proprî bisogni; molta, e di certo la maggioranza, li limita per necessità.

E il cittadino iugoslavo poca merce porta al mercato, poca ne acquista, e molto limita i suoi scambî con i paesi esteri; anzi, in Europa, è di quelli che commerciano meno. Egli compra o vende all'estero per 18 dollari appena all'anno ; mentre gl'Italiani commerciano per 44 dollari a testa, e gli Ungheresi raggiungono i 39 dollari a persona.

Subito dopo la guerra il commercio estero iugoslavo era di poco più limitato di quel che non sia ora: Nelle importazioni, le poche voci segnate rappresentano, in valore, i sei decimi del totale, e il rimanente è costituito dalle merci più diverse.

Il cotone da solo assorbe un quinto delle importazioni, ma poca è la fibra greggia e molti i filati e tessuti; il ferro, introdotto quasi tutto semilavorato, documenta le deficienze dell'industria pesante; e anche nella voce lana come in quella seta sono i tessuti soprattutto e i filati, che gravano sulla bilancia.

Tra le altre merci sono il carbone, il caffè, gli olî e petrolî, ecc. Negl'invii all'estero, oltre al legname da costruzione si hanno pure, in quantità e valori assai più modesti, traversine ferroviarie e legna da ardere. Dei cereali, ora è il frumento ora il granturco quello che prevale, a seconda dell'annata; e del pari variabili sono gl'invii di bestiame e di carni.

Oltre alle voci indicate, l'agricoltura partecipa alle esportazioni con la canapa, il luppolo, l'oppio, i fagioli, le prugne secche, il vino. L'allevamento fornisce ancora diverse migliaia di cavalli e molte migliaia di ovini, oltre alle carni preparate e allo strutto, e l'industria casearia dà del buon caciocavallo. I boschi dànno ancora estratti tannanti, e le industrie estrattive ed elettrochimiche dànno piombo e altri minerali, soda ammoniaca e soda caustica, carburo di calcio e calciocianamide.

Gli scambî della Iugoslavia si svolgono con intensità con pochi paesi soltanto: Il maggiore e il più costante mercato per le merci iugoslave, secondo le statistiche stesse del nuovo regno, è l'Italia, che da molti anni ormai assorbe almeno un quarto, in valore, dei prodotti esportati. Nessun altro cliente si è mostrato in questi anni fedele acquirente come il vicino dell'altra sponda adriatica. L'Austria stessa, che nei primi tempi del dopoguerra accoglieva più di un terzo delle esportazioni iugoslave, da alcuni anni ne riceve ormai un sesto soltanto.

La Iugoslavia manda in Italia, per grandi quantità e valori ingenti, in special modo: Adesso i suoi principali fornitori sono la Germania e gli stati industriali che prima facevano parte della ex-monarchia: Ma se l'Austria va anch'essa perdendo, sia pur meno dell'Italia, la sua posizione di fornitrice, e la Cecoslovacchia mantiene indisturbata, da alcuni anni, la sua, la Germania, invece, gradualmente, sempre più penetra in quel mercato. Le merci che l'Italia esporta in Iugoslavia per valori più ragguardevoli sono, innanzi tutto, i prodotti delle industrie tessili: Ma se i filati italiani di cotone e di canapa hanno saputo resistere alla concorrenza; i tessuti di cotone e quelli di lana furono dall'Italia esportati, negli ultimi anni, per quantità e valori sempre più ridotti, e ormai per questa importantissima voce Cecoslovacchia e Germania assai prevalgono.

E da qualche anno a questa parte si vanno pure riducendo gl'invii di riso, agrumi e pelli crude, che, con le automobili e i cappelli, erano tra i maggiori. Per la struttura fisica oltre agli studî particolari già indicati sotto le voci bosnia ; erzegovina , ecc. Dainelli, La regione balcanica , Firenze ; F. Musoni, La Jugoslavia , Firenze ; O. Randi, La Jugoslavia , Napoli ; Y. Chataigneau, La Yougoslavie , in Ann.

Dainelli, La Dalmazia , Novara ; J. Gravier, La Choumadia , in Ann. Dedijer, Les zones pastorales dans les montagnes du système dinarique , in Bull.

Per le condizioni economiche: Patton, Kingdom of S. Schackleton, Economic resources and problems of Yugoslavia , in Scottish Geogr. Aranitovic, Les ressources et l'activité économique de la Y. Harvey, Report on the economic and industrial conditions in the S. Kingdom , Londra ; H. Sturrock, Economic conditions in Yugoslavia , Londra ; M. Schacher, Der Balkan u. Kräfte , Stoccarda ; i numeri speciali. Pei singoli argomenti economici: Savadjian, L'industrie forestière en Y.

Wray, Geology and mineral resources of the S. State , Londra ; J. Haendel, Die Zuckerindustrie Y. Savadjian, Le commerce en Y. Gallois, Les populations slaves de la Pén. Randi, I popoli balcanici , Roma ; J. Stanojevich, The ethnography of the Y. Tamaro, Italiani e Slavi nell'Adriatico , Roma ; id. Bassi, La crisi polit. Ancel, Les Balkans face à l'Italie , Parigi Nell'ottobre , le regioni storiche Serbia, Bosnia, ecc.

Il giorno 3 settembre il re Alessandro elargiva ai suoi popoli una nuova costituzione. Secondo il testo della costituzione che consta di articoli il regno iugoslavo è oggi una monarchia costituzionale ereditaria. Lingue ufficiali sono il serbo-croato e lo sloveno.

Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge. Esiste una sola nazionalità in tutto il regno e non viene riconosciuto alcun privilegio alla nobiltà.

La costituzione garantisce ai cittadini la tutela della proprietà privata e le libertà civili, patriottiche e religiose dentro i limiti segnati dalla legge. È vietata la formazione di associazioni su basi confessionali, etniche o regionali, a scopi politici o di educazione fisica. Nel campo dell'istruzione è permessa l'esistenza di scuole private oltre a quelle dello stato.

Il segreto epistolare è garantito. Spetta alla corona la facoltà di dichiarare la guerra e di concludere la pace. Il sovrano ha facoltà di sciogliere il parlamento prima dei termini di legge. La costituzione regola anche i diritti di successione al trono.

La rappresentanza nazionale è formata dal Senato e dalla Camera. Il mandato dei senatori, per metà nominati dal re e per l'altra metà eletti, durerà 6 anni.

Il diritto elettorale attivo spetta a tutti i cittadini che abbiano compiuto i 21 anni di età; ne sono eccettuati coloro che prestano servizio militare. I funzionarî dello stato e gli ufficiali non possono esercitare il diritto elettorale passivo. Il parlamento viene eletto in base al diritto di voto generale eguale e immediato. Altre clausole stabiliscono le norme per la immunità dei deputati e dei senatori. La suddivisione amministrativa dello stato rimane immutata in 9 banati divisi a loro volta in distretti e in comuni.

La chiesa ortodossa iugoslava continua il patriarcato serbo, autocefalo dal e ristabilito nel Ha alla testa il patriarca di Belgrado, assistito da un sinodo metropolitano da lui presieduto e composto di 4 vescovi, eletti dall'assemblea dei vescovi. La chiesa cattolica comprende i due arcivescovati di Antivari sec. X , suffraganei di Gorizia; i vescovati di Cattaro sec. X , Lesina sec. VII e Macarsca sec. VI uniti dal , suffraganei di Zara. Ma dopo la guerra mondiale la diocesi di Zara è divisa e ha due amministratori apostolici, rispettivamente per la parte della diocesi in territorio iugoslavo e per quella in territorio italiano v.

È sancita l'uguaglianza fra tutti i culti riconosciuti dallo stato e regolati con leggi: Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, vigono ancora i vecchi concordati col Montenegro , con la Serbia ecc. Dopo l'armistizio, le forze serbe mobilitate occuparono gli antichi e i nuovi territorî, riattivarono i depositi serbi e austro-ungarici e altri ne costituirono in relazione alle necessità.

Contemporaneamente vennero richiamate le classi serbe che sarebbero state di leva negli anni dell'invasione nemica e gl'individui rimasti per qualsiasi motivo in Serbia durante l'occupazione, nonché le classi anziane delle provincie ex austro-ungariche per fini di controllo e per amalgamarle coi contingenti serbi. Tra il giugno e l'inizio del , si provvide gradualmente alla smobilitazione.

L'esercito fu riordinato completamente nel e parzialmente ritoccato nel settembre Nel il bilancio della guerra esercito e truppe di frontiera ammontava a dinari 2. La forza bilanciata era di Il ministro della Guerra e Marina è coadiuvato dallo Stato Maggiore centrale, al quale compete la preparazione tecnica della nazione e delle forze armate per la guerra.

Il territorio è diviso in 5 regioni d'armata, ognuna delle quali comprende regioni di divisione in totale 16 ; ogni regione di divisione comprende 3 distretti, ogni distretto 4 circoli. La fanteria comprende 16 brigate, 57 reggimenti, battaglioni; è armata di fucile Mauser, calibro 7,9 per battaglione ; fucili mitragliatori, calibro 7,92 e 8 16 per battaglione ; mitragliatrici leggiere, calibro 8 16 per battaglione ; mitragliatrici pesanti, calibri 7 e 8 8 per reggimento ; cannoncini da 37 mm.

La cavalleria comprende 2 divisioni, 5 brigate, 10 reggimenti. Il genio comprende le specialità pionieri, minatori, pontieri, telegrafisti, elettromeccanici, fotoelettricisti, specialisti, colombofili, ferrovieri; ha materiale di tipo assai vario e non molto moderno. Le truppe ausiliarie comprendono: Si hanno scuole militari, per ufficiali e per sottufficiali. Le prime si dividono in scuole di reclutamento accademia militare di Belgrado; accademia di commissariato; scuole di amministrazione, di sanità militare, di veterinaria militare ; di perfezionamento scuola di fanteria e di tiro d'artiglieria, di cavalleria; del genio, d'aeronautica; di automobilismo; ufficiali di riserva e di perfezionamento superiore corso superiore dell'accademia militare di Belgrado.

Gl'inabili e gl'indegni pagano una speciale imposta militare; in caso di guerra, i primi sono chiamati a compiere servizî ausiliarî di retrovia. La ferma è di 18 mesi; di 2 anni per l'aeronautica.

Il sistema di reclutamento è nazionale. I sottufficiali provengono direttamente dai militari di truppa o dalle scuole sottufficiali. Cli ufficiali in servizio attivo escono dall'accademia militare dopo un corso di tre anni e possono essere reclutati anche: Gli ufficiali di riserva sono tratti: Allo stato iugoslavo non rimasero quindi che delle torpediniere, dei dragamine e alcune navi onerarie antiquate; poche unità, ma sufficienti per creare il nucleo della futura marina che le idee dei capi navali, provenienti tutti da quella austro-ungarica, e le mire degli uomini politici volevano e vogliono rendere la più forte possibile.

A tale scopo non si risparmiano spese di bilancio e propaganda di tutti i generi, quest'ultima assai bene organizzata a cura della Jadranska Straa La sentinella dell'Adriatico , che corrisponde alla Lega navale italiana e che è riuscita a creare delle sezioni perfino nei più remoti villaggi della vecchia Serbia.

Attualmente la marina iugoslava possiede: Sitnica , entrata in servizio nel , da t. Vardar , entrato in servizio nel , da t. Malinska , Marjan , Meljine , Mljet , Mosor , entrati in servizio nel , da t. Cer , entrato in servizio nel , da t. Gli ufficiali della marina iugoslava, che negli alti gradi provengono dalla ex marina austro-ungarica, vengono ora formati dall'Accademia navale di Ragusa; sono circa , compresi quelli dell'aeronautica navale.

I sottufficiali sono volontarî, i marinai di leva; la forza bilanciata è di uomini circa. Le unità dell'aviazione terrestre dipendono dallo stesso capo che è anche ispettore-capo dell'aviazione navale. Il comando d'aviazione ha sede a Petrovaradin, vicino a Belgrado, ed è formato dalla divisione generale, divisione operazioni, divisione tecnica, divisione motori e divisione amministrativa.

Nel è stato organizzato l'ufficio dell'aviazione civile sotto il controllo del comando d'aviazione. Per l'addestramento e la specializzazione vi sono a Petrovaradin le seguenti scuole: L'aviazione navale ha le sue basi alle Bocche di Cattaro e a Spalato. Nell'impossibilità di ottenere crediti dall'estero, lo stato fu quindi costretto a rivolgersi al mercato interno, emettendo nel due prestiti, per l'ammontare complessivo di milioni di dinari, e soprattutto alla Banca Nazionale di emissione, richiedendole, dal gennaio alla fine del , milioni di anticipazioni.

Adottato nel frattempo come unità monetaria il dinaro antica moneta nazionale serba e fissatone il cambio con le corone austro-ungariche, con i leva bulgari e con i perperi montenegrini, la Banca Nazionale aveva dovuto anche provvedere all'unificazione della circolazione e per rimborsare corone, leva e perperi aveva emesso milioni di dinari carta. Assai più gravi furono poi le ripercussioni della crisi mondiale nei primi mesi del , specie nel campo dell'agricoltura e del commercio con l'estero, e per far fronte al diminuito gettito delle entrate specie delle imposte dirette e delle dogane , senza ricorrere ad aumenti del carico fiscale, fu necessario ridurre ancora quasi tutti i capitoli di spesa del bilancio votato per il Bilanci e debito pubblico.

L'eccedente netto delle imprese di stato e, fino al , le riparazioni tedesche in contanti hanno pure notevole importanza. I maggiori capitoli di spesa trascurando le spese per le imprese di stato più che compensate, come si è visto, dalle entrate che dalle imprese stesse derivano sono quelli per la difesa nazionale, per il servizio del debito pubblico e per le pensioni, in gran parte pensioni di guerra. Alla fine del il debito di guerra consolidato ammontava a circa 15 miliardi di dinari e le riparazioni tedesche attribuite alla Iugoslavia potevano valutarsi alla stessa data a circa 45 miliardi.

Alla fine del il debito pubblico interno ammontava a 6 miliardi e quello estero a 19,9. Al 31 dicembre i biglietti in circolazione ammontavano a milioni di dinari e la riserva era di milioni in oro e in divise. I principali istituti bancarî sono la Banca Ipotecaria di stato, la Banca agraria privilegiata, la Societa generale iugoslava bancaria, la Banca iugoslava, la Prima cassa di risparmio croata, la Banca dell'artigianato fondate nel , , , , e e la Banca iugoslava riunita sorta da una recente fusione.

Camera dei deputati, Bollettino parlamentare , , II, pag. Vedi inoltre articoli varî in Revue Économique de Belgrado , , le relazioni della Banca Nazionale del Regno di Iugoslavia e The near east yearbook , Londra Questo definitivo atto costitutivo fu preceduto da una serie di altri atti politici di cui importa ricordare: Per dare dei seggi anche ai rappresentanti delle altre regioni, il numero dei delegati fu aumentato a e vi fu rappresentata anche la Macedonia.

Nel febbraio , il Consiglio di stato si trasforma in preparlamento e più tardi in parlamento nazionale provvisorio. Convocato nel marzo , il parlamento nazionale provvisorio contava circa delegati, di cui presero parte alla solenne seduta inaugurale. La Serbia vi fu rappresentata da 83, la Croazia-Slavonia e Fiume da 60, la Bosnia-Erzegovina da 42, la Slovenia da 32, la Voivodina da 24, il Montenegro da 12, la Dalmazia da 12 e l'Istria da 4 delegati.

In sostanza, nella prima divisione in rappresentanti serbi, montenegrini, irredenti e emigrati, prevalse il concetto territoriale. Dal 10 marzo al 28 novembre , il parlamento nazionale provvisorio svolse la sua attività, la quale avrebbe dovuto limitarsi alla compilazione e all'approvazione della legge elettorale per l'Assemblea costituente: Dalle lotte fra i partiti rappresentati in questa assemblea, apparve risultare immediatamente il suo vizio di origine, e non riuscendo nessun partito a conquistare la maggioranza, il governo dovette spesse volte ricorrere a misure arbitrarie che sollevarono proteste.

Da parte loro i Croati combatterono le tendenze democratiche nell'organamento dello stato e le tendenze radicali nel fissare i rapporti con l'estero. I clericali - prevalentemente sloveni - iniziarono subito la loro politica opportunistica, ora appoggiando i democratici e ora i radicali, le due maggiori tendenze parlamentari. I socialisti, subendo le fasi della lotta parlamentare, si divisero in un'ala destra, più vicina ai partiti nazionali, e in un'ala sinistra con tendenze comuniste.

Le gravi difficoltà che si opponevano allo svolgimento della vita parlamentare iugoslava, non impedirono al governo di fissare le elezioni per la Costituente per il 26 novembre Non essendovi una legge elettorale iugoslava fu adottata la legge elettorale serba. Il paese fu diviso nelle sette provincie storiche, assegnando un mandato per ogni nucleo da 17 a 30 mila abitanti. I distretti amministrativi della Serbia e della Bosnia furono considerati, senza alcuna modificazione, quali collegi elettorali, i comitati della Croazia ottennero pure la stessa fisionomia elettorale.

Gorizia, aggregata al distretto amministrativo di Lubiana, doveva costituire un collegio unico, e Fiume fu incorporata nel collegio di Modrussa.

Furono lievemente modificati i confini dei distretti amministrativi nella zona slovena e in quella della Voivodina, che era appartenuta a suo tempo all'Ungheria. L a crisi d ' assestamento. Difficoltà esterne, determinate dalla conclusione del trattato di San Germano, provocano una nuova crisi 13 settembre.

La situazione parlamentare tuttavia non muta, e il gabinetto di coalizione democratica-socialista è costretto a sospendere le sedute dell'assemblea.

Il ritorno di M. Le elezioni per la Costituente 26 novembre diedero risultati poco rassicuranti per una maggioranza unitaria.

Vito che diede al nuovo stato la fisionomia di monarchia parlamentare ereditaria. Le frontiere fra Italia e Iugoslavia, fissate col patto di Londra, con l'intervento dell'America, il cui presidente dichiarava di ignorare i trattati segreti, venivano poste in discussione. All'aprirsi delle trattative si prospettarono tre concezioni antitetiche per risolvere la questione delle frontiere fra i due stati: L'11 febbraio i delegati iugoslavi presentavano la proposta di sottoporre la questione all'arbitrato di Wilson, che dal ministro degli Esteri Sonnino era immediatamente respinta, "trattandosi di questioni per la risoluzione delle quali, in pieno accordo con i suoi alleati, l'Italia aveva sostenuto una durissima lotta per tre anni e mezzo".

Il 3 aprile, il problema era improvvisamente sottoposto all'esame del Consiglio supremo. Escluso, per influenze di fattori interni, il Sonnino dal Consiglio supremo, incominciano i primi tentativi concreti per giungere a una soluzione media tra la concezione wilsoniana e quella garantita dal patto di Londra.

Furono progettate le più disparate e in pari tempo le più complicate soluzioni: Le trattative, interrotte dalla dimostrativa partenza da Parigi della delegazione italiana in seguito alla pubblicazione della nota lettera di Wilson 23 aprile furono riprese al ritorno della nostra delegazione a Parigi. Furono allora portati contemporaneamente in discussione due progetti: Muller-Macchi di Cellere e Tardieu-Crespi.

Caduto il primo perché non accontentava né Italiani né Iugoslavi; perché il confine istriano ai primi, la spartizione della Dalmazia ai secondi, parevano sacrifici troppo gravi per accedere a una artificiosa formola di compromesso, verso la fine di maggio gli sforzi degli Alleati si concentrarono per far trionfare il progetto Tardieu-Crespi.

Fiume con l'isola di Veglia diventava stato indipendente, Zara e Sebenico e tutte le isole del patto di Londra passavano all'Italia, mentre l'isola di Pago e tutta la Dalmazia doveva essere neutralizzata e assegnata alla Iugoslavia. Le riserve di Wilson e il rifiuto della delegazione iugoslava fanno cadere anche questo progetto 29 maggio Identica sorte, in seguito al rifiuto della delegazione italiana, tocca anche al controprogetto del colonnello House, che, allargando notevolmente lo stato di Fiume, ne sacrificava il carattere italiano.

Ritiratosi il barone Sonnino, in seguito alla crisi di gabinetto, il nuovo ministro degli Esteri Tittoni tenta, per mezzo di laboriose trattative, di giungere a una formula di compromesso. Ma il 12 settembre d'Annunzio occupava Fiume e dopo lunghe trattative, nell'ottobre successivo il governo italiano si impegnava di far accettare dagli Alleati e dall'America il progetto Tittoni, modificato con l'assegnazione di Cherso al nuovo stato, garantendo la continuità territoriale fra il regno e lo stato fiumano.

Le trattative fallivano per l'inflessibile volontà di Gabriele d'Annunzio di raggiungere l'annessione di Fiume all'Italia. Un'altra proposta Tittoni, che tendeva a conciliare le due tesi, non era accettata da Lansing che agiva in rappresentanza di Wilson allora infermo.

A un nuovo intervento di Wilson che telegraficamente inviava a Nitti lo schema definitivo del suo progetto per la sistemazione del confine orientale dell'Italia, seguiva la consegna del memoriale Clemenceau-Polk al ministro Scialoja 9 dicembre cui il governo italiano rispondeva col memorandum del 6 gennaio ai governi britannico e francese, chiedendo pregiudizialmente l'adempimento del patto di Londra.

Tre giorni dopo Clemenceau e Lloyd George, pur dichiarandosi in linea morale tenuti ad applicare il patto di Londra, presentavano una nuova rielaborazione della loro proposta del 9 dicembre , cui il governo replicava con il memorandum del 10 gennaio Le successive trattative dirette, riprese pochi giorni dopo a Londra e a Parigi tra il Nitti, Clemenceau e Lloyd George portavano alla compilazione concordata del noto progetto di compromesso Lloyd George-Nitti del 14 gennaio ; ma, presentato alla delegazione iugoslava, il compromesso era respinto e dal presidente Wilson dichiarato inaccettabile.

Le trattative entrarono in questo momento in una nuova fase: Questa fase si inizia con i colloqui di Pallanza 11 maggio , di Spa luglio , integrati dai convegni di Giolitti con Lloyd George a Lucerna agosto , e con Millerand ad Aix settembre e si conclude a Rapallo col trattato del 12 novembre Dimostratosi impossibile il funzionamento dello stato autonomo di Fiume, i due stati interessati sono indotti a riesaminare la situazione creata a Rapallo.

Contemporaneamente alla contesa adriatica per i confini occidentali, fra gravi difficoltà la Iugoslavia riesce a fissare le altre sue frontiere. L'altra parte della Baranya occupata da truppe iugoslave fu per ordine della Commissione militare interalleata 18 agosto evacuata e riconsegnata alle autorità ungheresi.

L a politica interna: L' opposizione anticostituzionale dei croati. Il capo del governo S. Riducendo il numero dei rappresentanti croati a vantaggio dei gruppi che appoggiavano il governo, le difficoltà del funzionamento della Camera sarebbero state risolte.

Il numero dei deputati venne da ridotto a , e furono indette le elezioni Sennonché, se il partito radicale ne usciva con evidente vantaggio, il partito radiciano si conquistava altri 20 seggi, raggiungendo il numero di Le elezioni del febbraio costituirono una vittoria radicale, ma non già una sconfitta dei radiciani i quali perdettero tre mandati.

L a collaborazione dei C roati. Si formava un nuovo gabinetto di coalizione radicale. Intanto riaffiorava la lotta fra Serbi radicali e Croati radiciani. Si trattava di riaffermare il potere prima che fossero indette le elezioni amministrative, e di presenziare la cerimonia dell'incoronazione dei sovrani. I C roati ritornano all ' opposizione. Il paese era sotto l'impressione del secondo patto di Tirana che assicurava all'Albania la sua indipendenza. L a politica estera.

Il conflitto più pericoloso era quello con l'Italia; da questo derivavano tutti gli altri, in quanto esso indirettamente li alimentava. Insomma risolvendo i varî dissidî con i popoli balcanici e lasciando insoluto quello adriatico, la situazione internazionale della Iugoslavia non sarebbe mutata; mentre invece, se Belgrado si fosse intesa con Roma, tutte o quasi tutte le questioni si sarebbero automaticamente risolte. Esisteva allora, e in piena efficienza, la Piccola Intesa. Nel suo programma medio-europeo bisognava inquadrare le necessità balcaniche e adriatiche del governo di Belgrado.

Per il tramite di Praga, centro della Piccola Intesa, la Francia concederebbe ogni sorta di appoggi. Con l'aumento di prestigio della Piccola Intesa, l'influenza della Francia era diventata definitiva. Ma la protezione francese e la politica della Piccola Intesa non risolvevano nessun problema balcanico e la Iugoslavia continuava ad agitarsi tra grandissime difficoltà, che la spinsero al patto di Roma del 27 gennaio D al patto di R oma al primo patto di T irana.

Nel , il governo di Belgrado chiedeva una zona esclusivamente serba e la Grecia, sia pure protestando, si vedeva costretta a concederla. Si trovava allora la Grecia in disastrose condizioni interne sotto l'impressione della disfatta anatolica.

L'azione del governo di Belgrado si rivolse quindi verso la Bulgaria con un'azione violenta in Macedonia; e mentre da una parte tentava di trasformare la regione in una provincia serba, accusava quotidianamente i Bulgari di congiure antiserbe.

Quando i greci ed i romani disponevano solo del rotolo per scrivere libri, si preferiva usare il papiro piuttosto che la pergamena. È quindi logico credere che la stessa preferenza venisse usata per il codex quando questo divenne disponibile. I ritrovamenti egiziani ci permettono di tracciare il graduale rimpiazzo del rotolo da parte del codice.

Fece la sua comparsa in Egitto non molto dopo il tempo di Marziale, nel II secolo d. Il suo debutto fu modesto. A tutt'oggi sono stati rinvenuti 1. Verso il d. Il rotolo comunque aveva ancora parecchi secoli davanti a sé, ma solo per documenti; quello che la gente leggeva per piacere, edificazione o istruzione era praticamente tutto su codici.

I ritrovamenti egiziani gettano luce anche sulla transizione del codex dal papiro alla pergamena. Sebbene gli undici codici della Bibbia datati in quel secolo fossero papiracei, esistono circa 18 codici dello stesso secolo con scritti pagani e quattro di questi sono in pergamena. Non ne scegliemmo alcuno, ma ne raccogliemmo altri otto per i quali gli diedi dracme in conto.

Deios, a quanto pare un libraio ambulante, voleva vendere una quantità di almeno quattordici codici di pergamena, che interessavano un residente del villaggio egiziano. Il codex tanto apprezzato da Marziale aveva quindi fatto molta strada da Roma. Nel terzo secolo, quando tali codici divennero alquanto diffusi, quelli di pergamena iniziarono ad essere popolari. In breve, anche in Egitto , la fonte mondiale del papiro , il codice di pergamena occupava una notevole quota di mercato.

I codici più antichi che sono sopravvissuti fuori dall'Egitto risalgono al quarto e quinto secolo d. Sono tutti di pergamena, edizioni eleganti, scritti in elaborata calligrafia su sottili fogli di pergamena. Per tali edizioni di lusso il papiro era certamente inadatto. In almeno un'area, la giurisprudenza romana , il codex di pergamena veniva prodotto sia in edizioni economiche che in quelle di lusso.

Titoli di compilazioni celebri, il Codice teodosiano promulgato nel , ed il Codice giustinianeo promulgato nel , indicano che gli imperatori li facevano scrivere su codici, sicuramente di pergamena dato che erano più duraturi e più capienti e inoltre di ottima qualità, dato che erano prodotti sotto l'egida dell'imperatore. Dall'altro lato, basandoci sulle annotazioni di Libanio , intellettuale del IV secolo che nelle sue molteplici attività faceva anche l'insegnante di legge , si apprende che i libri di testo dei suoi studenti erano codici di pergamena.

Le ragioni erano buone: La caduta dell'Impero romano nel V secolo d. Il papiro divenne difficile da reperire a causa della mancanza di contatti con l' Antico Egitto e la pergamena , che per secoli era stata tenuta in secondo piano, divenne il materiale di scrittura principale.

I monasteri continuarono la tradizione scritturale latina dell' Impero romano d'Occidente. La tradizione e lo stile dell' Impero romano predominava ancora, ma gradualmente emerse la cultura del libro medievale.

I monaci irlandesi introdussero la spaziatura tra le parole nel VII secolo. Essi adottarono questo sistema perché leggevano con difficoltà le parole latine. L'innovazione fu poi adottata anche nei Paesi neolatini come l'Italia , anche se non divenne comune prima del XII secolo.

Si ritiene che l'inserimento di spazi tra le parole abbia favorito il passaggio dalla lettura semi-vocalizzata a quella silenziosa. Prima dell'invenzione e della diffusione del torchio tipografico , quasi tutti i libri venivano copiati a mano, il che li rendeva costosi e relativamente rari. I piccoli monasteri di solito possedevano al massimo qualche decina di libri, forse qualche centinaio quelli di medie dimensioni. In Età carolingia le più grandi collezioni raccoglievano circa volumi; nel Basso Medioevo la biblioteca pontificia di Avignone e la biblioteca della Sorbona di Parigi possedevano circa 2.

Il processo della produzione di un libro era lungo e laborioso. Il supporto di scrittura più usato nell'Alto Medioevo, la pergamena, o vellum pelle di vitello , doveva essere preparato, poi le pagine libere venivano pianificate e rigate con uno strumento appuntito o un piombo , dopo di che il testo era scritto dallo scriba , che di solito lasciava aree vuote a scopo illustrativo e rubricativo. Infine, il libro veniva rilegato dal rilegatore [26].

Le copertine erano fatte di legno e ricoperte di cuoio. Poiché la pergamena secca tende ad assumere la forma che aveva prima della trasformazione, i libri erano dotati di fermagli o cinghie.

In quest'epoca si usavano differenti tipi di inchiostro , usualmente preparati con fuliggine e gomma, e più tardi anche con noce di galla e solfato ferroso. Esistono testi scritti in rosso o addirittura in oro, e diversi colori venivano utilizzati per le miniature. A volte la pergamena era tutta di colore viola e il testo vi era scritto in oro o argento per esempio, il Codex Argenteus. Per tutto l'Alto Medioevo i libri furono copiati prevalentemente nei monasteri, uno alla volta.

Il sistema venne gestito da corporazioni laiche di cartolai , che produssero sia materiale religioso che profano [28]. Nelle prime biblioteche pubbliche i libri venivano spesso incatenati ad una libreria o scrivania per impedirne il furto. Questi libri furono chiamati libri catenati. Vedi illustrazione a margine. L' ebraismo ha mantenuto in vita l'arte dello scriba fino ad oggi.

Secondo la tradizione ebraica, il rotolo della Torah posto nella sinagoga deve esser scritto a mano su pergamena e quindi un libro stampato non è permesso, sebbene la congregazione possa usare libri di preghiere stampati e copie della Bibbia ebraica possano esser utilizzate per studio fuori della sinagoga.

Lo scriba ebraico sofer è altamente rispettato nell'ambito della comunità ebraica osservante. Anche gli arabi produssero e rilegarono libri durante il periodo medievale islamico , sviluppando tecniche avanzate di calligrafia araba , miniatura e legatoria. Un certo numero di città del mondo islamico medievale furono sede di centri di produzione libraria e di mercati del libro.

Col metodo di controllo, solo "gli autori potevano autorizzare le copie, e questo veniva fatto in riunioni pubbliche, in cui il copista leggeva il testo ad alta voce in presenza dell'autore, il quale poi la certificava come precisa". In xilografia , un'immagine a bassorilievo di una pagina intera veniva intarsiata su tavolette di legno, inchiostrata e usata per stampare le copie di quella pagina.

Questo metodo ebbe origine in Cina , durante la Dinastia Han prima del a. Il libro più antico stampato con questo sistema è il Sutra del Diamante d. I monaci o altri che le scrivevano, venivano pagati profumatamente. Questa invenzione gradualmente rese i libri meno laboriosi e meno costosi da produrre e più ampiamente disponibili. La stampa è una delle prime e più importanti forme di produzione in serie. I primi libri stampati, i singoli fogli e le immagini che furono creati prima del in Europa, sono noti come incunaboli.

Folio 14 recto del Vergilius romanus che contiene un ritratto dell'autore Virgilio. Da notare la libreria capsa , il leggio ed il testo scritto senza spazi in capitale rustica. Leggio con libri catenati , Biblioteca Malatestiana di Cesena.

Incunabolo del XV secolo. Si noti la copertina lavorata, le borchie d'angolo e i morsetti. Insegnamenti scelti di saggi buddisti , il primo libro stampato con caratteri metallici mobili, Bibliothèque nationale de France. Le macchine da stampa a vapore diventarono popolari nel XIX secolo. Queste macchine potevano stampare 1. Le macchine tipografiche monotipo e linotipo furono introdotte verso la fine del XIX secolo. Potevano impostare più di 6. I secoli successivi al XV videro quindi un graduale sviluppo e miglioramento sia della stampa, sia delle condizioni di libertà di stampa , con un relativo rilassamento progressivo delle legislazioni restrittive di censura.

A metà del XX secolo , la produzione libraria europea era salita a oltre Nella seconda metà del XX secolo la tecnologia informatica ha reso possibile con la diffusione di libri in formato elettronico, poi chiamati eBook o e-book da electronic book ,una rivoluzione in quanto come ha evidenziato il bibliofilo Nick Carr dalle caratterestiche della carta stampata ovvero: Nel [34] nasce il Progetto Gutenberg , lanciato da Michael S. Hart , la prima biblioteca di versioni elettroniche liberamente riproducibili di libri stampati.

L'uso degli eBook al posto dei libri stampati si è tuttavia diffuso solo all'inizio del XXI secolo [35]. I libri a stampa sono prodotti stampando ciascuna imposizione tipografica su un foglio di carta.

Il foglio stampato viene poi opportunamente piegato per ottenere un fascicolo o segnatura di più pagine progressive. Le varie segnature vengono rilegate per ottenere il volume. L'apertura delle pagine, specialmente nelle edizioni in brossura , era di solito lasciata al lettore fino agli anni sessanta del XX secolo , mentre ora le segnature vengono rifilate direttamente dalla tipografia.

Nei libri antichi il formato dipende dal numero di piegature che il foglio subisce e, quindi, dal numero di carte e pagine stampate sul foglio.

Nei libri moderni il formato è dato dall'altezza in centimetri, misurata al frontespizio , entro un minimo e un massimo convenzionalmente stabilito. Il termine " tascabile " riferito al libro rappresenta un concetto commerciale e identifica libri economici stampati in sedicesimo, la cui diffusione, a partire dall'ultimo Ottocento ma soprattutto nella seconda metà del XX secolo , ha permesso un notevole calo dei prezzi.

Sostanzialmente - sia per il formato, sia per l'economicità - esso trova precedenti nella storia del libro anteriore alla stampa, già a partire dall'antichità il "libro che sta in una mano": Le "carte di guardia", o risguardi, o sguardie, sono le carte di apertura e chiusura del libro vero e proprio, che collegano materialmente il corpo del libro alla coperta o legatura.

Non facendo parte delle segnature , non sono mai contati come pagine. La loro utilità pratica è evidente in libri cartonati, o rilegati in tela, pelle o pergamena, dove aiutano a tenere unita la coperta rigida al blocco del libro. Nel libro antico le sguardie, poste a protezione delle prime pagine stampate o manoscritte del testo, contribuiscono a tenerlo insieme alla copertina con spaghi o fettucce passanti nelle cuciture al dorso; nel libro moderno è invece la garza che unisce i fascicoli alla copertina.

Si chiama "controguardia" la carta che viene incollata su ciascun "contropiatto" la parte interna del "piatto" della coperta, permettendone il definitivo ancoraggio. In origine era costituito dalla firma del copista o dello scriba, e riportava data, luogo e autore del testo; in seguito fu la formula conclusiva dei libri stampati nel XV e XVI secolo che conteneva, spesso in inchiostro rosso, il nome dello stampatore, luogo e data di stampa e l'insegna dell'editore.

Di norma i fascicoli che costituiscono il libro vengono tenuti insieme da un involucro detto appunto '"coperta" o "copertina", è la parte più esterna del libro spesso rigida e illustrata. Usata raramente fino a tutto il Settecento quando solitamente l'editore vendeva i libri slegati o applicava una semplice copertina di protezione, che veniva poi gettata dal legatore divenne molto popolare a partire dai primi anni dell' Ottocento , forse su impulso degli stampatori Brasseur di Parigi [38].

Nel libro antico poteva essere rivestita di svariati materiali: Poteva essere decorata con impressioni a secco o dorature. Ciascuno dei due cartoni che costituiscono la copertina viene chiamato piatto. I piatti hanno dimensioni leggermente più ampie rispetto al corpo del volume. La parte che sporge oltre il margine dei fogli è chiamata unghiatura , o unghia o cassa. Essa è anche realizzata nelle segnature fogli piegati per facilitare la raccolta o l'assemblaggio di un opuscolo.

Nel libro moderno la coperta è costituita dai due piatti e da un "dorso", per le cosiddette copertine rigide "legature a cartella" o "Bradel" o "cartonato" , oppure da un cartoncino più o meno spesso che, opportunamente piegato lungo la linea del dorso, abbraccia il blocco delle carte. In quest'ultimo caso si parla di brossura e l'unghiatura è assente. Nata con funzioni prettamente pratiche quali la protezione del blocco delle carte e il permetterne la consultabilità, la coperta assume nel tempo funzioni e significati diversi, non ultimo quello estetico e rappresentativo.

Nel XIX secolo la coperta acquista una prevalente funzione promozionale. Con la meccanizzazione e la diffusione dell'industria tipografica vengono introdotti altri tipi di legature e coperte, più economiche e adatte alle lavorazioni automatiche.

Il cartonato si diffonde nel XIX secolo, preferito per economicità, robustezza e resa del colore. Ha caratterizzato a lungo l'editoria per l'infanzia e oggi, ricoperto da una "sovraccoperta", costituisce il tratto caratteristico delle edizioni maggiori. Modernamente la brossura è un sistema di legatura in cui i fascicoli o segnature vengono fresate dal lato del dorso e i fogli sciolti vengono incollati a una striscia di tela o plastica sempre al dorso cosiddetta "brossura fresata".

Le "alette" o "bandelle" comunemente dette "risvolti di copertina" sono le piegature interne della copertina o della sovraccoperta vedi infra. Generalmente vengono utilizzate per una succinta introduzione al testo e per notizie biografiche essenziali sull'autore. La "prima di copertina" o "copertina anteriore" o "piatto superiore" è la prima faccia della copertina di un libro. Di norma, riporta le indicazioni di titolo e autore. La "quarta di copertina" o "copertina posteriore" o "piatto inferiore" è l'ultima faccia della copertina, usata oggi a scopo promozionale.

Solitamente riporta notizie sull'opera e sull'autore, nonché il codice ISBN e il prezzo del volume se non è indicato nel risvolto di copertina. I libri con copertina cartonata in genere sono rivestiti da una "sovraccoperta". Ha di solito la funzione di reclamizzare il libro, per cui riporta i dati essenziali dell'opera ed è sempre a colori ed illustrata. La sovracopertina è stampata, nella maggior parte dei casi, solo sull'esterno.

I tre margini esterni del libro, cioè la superficie presentata dai fogli in un volume chiuso, si chiamano "tagli". Dal punto di vista industriale, il taglio di testa è, con la cucitura, il lato più importante di un libro in quanto determina il registro frontale della macchina da stampa. I tagli possono essere al naturale, decorati o colorati in vario modo. In questi ultimi casi, si parla di "taglio colore", nel passato usati per distinguere i libri religiosi o di valore dalla restante produzione editoriale, utilizzando una spugna imbevuta di inchiostri all' anilina anni del XX secolo [39].

Dalla fine degli anni novanta vengono svolti in labbratura con colori a base d'acqua. Il "dorso" o "costa" o "costola" del libro è la parte della copertina che copre e protegge le pieghe dei fascicoli, visibile quando il volume è posto di taglio ad esempio su una scaffalatura. Riporta solitamente titolo, autore, e editore del libro.

L'" ex libris " è un foglietto che veniva e talvolta viene ancora incollato all'interno della copertina di un libro per indicarne, con uno stemma araldico o un'immagine simbolica, il proprietario.

Sovente riporta un motto. Nel libro moderno, la "fascetta" è la striscia di carta, applicata trasversalmente alla copertina del libro, utilizzata per riportare slogan pubblicitari destinati a sottolineare il successo del libro.





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